IL PAIRING
Vi esortiamo a leggere questo articolo di Amanda N. Kelly, Judah B. Axe, Ronald F. Allen and Russell W. Maguire dal titolo “Effect of presession pairing on the challenging behavior and academic responding of children with autism”, nel quale viene presentato il pairing.

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/bin.1408
 
Il pairing è una procedura basata sugli antecedenti, mediante la quale l’operatore condiziona il contesto, i giochi e se stesso come stimolo gradito. Essa prevede che il terapista consegni gratuitamente giochi e attività graditi al bambino, mostri modi nuovi e divertenti di usarli e mostri entusiasmo nel gioco, senza fare richieste al bambino.
Diversi autori suggeriscono di applicare il pairing durante le sessioni di insegnamento, tuttavia, ci sono, ad oggi, poche ricerche che ne dimostrano gli effetti sul comportamento del bambino.

Nell’articolo suggerito Kelly et al. indagano l’efficacia del pairing  (effettuato a inizio sessione) nel promuovere le interazioni sociali e la riduzione di comportamenti problema mantenuti da attenzione e evitamento in 3 ragazzi  di 9 e 11 anni. I dati mostrano come, dopo l’applicazione delle sessioni di pairing, i tre ragazzi emettono meno comportamenti inappropriati e forniscono più risposte corrette.
La strategia tradizionalmente e comunemente utilizzata per la riduzione di comportamenti problema mantenuti da fuga evitamento è il rinforzo differenziale: il terapista, per esempio, insegna al bambino a chiedere la pausa in modo socialmente appropriato (training di comunicazione funzionale) e concede la pausa in modo contingente alla formulazione della richiesta; mentre ripresenta il compito quando il bambino cerca di evitarlo mediante comportamenti problema (Braithwaite e Richdale, 2000; Lalli, Casey, & Kates, 1995).
Tuttavia, è stato dimostrato da McGill (1999) che in alcune condizioni, le procedure di rinforzo differenziale non modificano, di fatto, l'antecedente avversivo anche se sono efficaci e riducono la probabilità di emissione di comportamenti problema: non sarebbe, dunque, sufficiente intervenire solo sul comportamento e sulle conseguenze ma bisognerebbe manipolare anche gli antecedenti. Le richieste durante una seduta potrebbero, secondo McGill (1999), fungere da Operazioni Motivazionali Condizionate Riflessive CMO-R. Bisognerebbe, quindi, modificare le richieste per indebolire o abolire l’effetto della CMO-R.

Carbone, Morgenstern, Zecchin-Tirri e Kolberg (2010) hanno suggerito diverse strategie per ridurre l’effetto della CMO-R

1.    l'apprendimento senza errori (Ducharme, Harris, Milligan, & Pontes, 2003; Touchette & Howard, 1984; Weeks & Gaylord-Ross, 1981).
2.    la variazione del compito: vengono presentate richieste alternando domande facili a domande difficili (Benavides & Poulson, 2009; Neef, Iwata, & Page, 1980; Winterling, Dunlap, & O'Neill, 1987).
3.    La fluenza nella presentazione delle richieste: riduce la probabilità di emissione di comportamenti problema e aumenta la collaborazione (Carnine,1976; Roxburgh & Carbone, 2013).
4.    Il pairing a inizio sessione (Barbera, 2007; Sundberg & Partington, 1998)
 
L’applicazione del pairing risulta efficace non solo nella diminuzione dei comportamenti problema e nella promozione dei comportamenti appropriati, ma anche nel favorire la costruzione di una relazione positiva con l’operatore che, grazie a un processo di condizionamento rispondente (con ripetuta presentazione operatore-gioco) acquisisce la funzione di stimolo condizionato.