L'autismo nel DSM IV TR
L’autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi 3 anni di vita. 
 
L’autismo si configura come una disabilità permanente che accompagna il soggetto lungo tutto il suo ciclo di vita, anche se le caratteristiche del deficit assumono connotazioni diverse nel corso dello sviluppo dell’individuo.
 
Prima di entrare nel merito dei criteri diagnostici dell’autismo delineati nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders-Text Revision (DSM-IV-TR) (APA, 2000) è necessario sottolineare che la manifestazione dei sintomi riportati nel DSM IV TR è diversa da bambino a bambino e può modificarsi nel corso dello sviluppo. 
 
In accordo al DSM IV TR i sintomi sulla cui base è possibile diagnosticare l’autismo sono:
  1. compromissione qualitativa dell’interazione sociale
  2. compromissione qualitativa della comunicazione verbale e non verbale
  3. modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati 
Di seguito analizzeremo ciascuno di essi in maggior dettaglio.

Altri sintomi che sono spesso presenti nel disturbo autistico ma che non rappresentano criteri  di diagnosi sono: sensibilità agli stimoli sensoriali, condotte autolesive, aree di abilità. 
 
É stato, inoltre, riscontrato che circa il 50%  degli individui con autismo presenta ritardo mentale e il 30-40% epilessia (Volkmar et al., 2004).
 
Criterio A.1 - Compromissione qualitativa dell’Interazione Sociale
Questo criterio fa riferimento ad aspetti del comportamento verbale e non verbale di complessità diversa, a partire dalla capacità di utilizzare e modulare lo sguardo, le espressioni facciali, la postura e la gestualità in modo appropriato fino alla costruzione di relazioni significative con i pari basate sulla ricerca spontanea dell’altro e sulla condivisione di giochi, attività interessi con reciprocità sociale e emozionale. 
 
In particolare si parla di compromissione qualitativa dell’interazione sociale quando sono presenti almeno due dei seguenti sintomi:
  • Marcata compromissione nell’uso di svariati comportamenti non verbali, come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee e i gesti che regolano l’interazione sociale;
  • Incapacità di sviluppare relazioni con i  coetanei adeguate al livello di sviluppo;
  • Mancanza di ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi, obiettivi con altre persone (per esempio, non mostrare, non portare, né richiamare l’attenzione su oggetti di proprio interesse);
  • Mancanza di reciprocità sociale o emotiva.

Criterio A.2 - Compromissione qualitativa della comunicazione
I soggetti con autismo manifestano una compromissione della comunicazione sia per quanto riguarda il comportamento del parlante che quello dell’ascoltatore. I deficit della comunicazione fanno riferimento a un’ampia varietà di difficoltà: alcune persone autistiche non sviluppano il linguaggio, altri lo sviluppano in ritardo. L’entità della compromissione è anch’essa varia: per alcuni consiste nella presenza di un linguaggio stereotipato per altri si manifesta in difficoltà nell’espressione dei propri desideri e necessità, nell’incapacità e/o difficoltà di ripetere parole o denominare oggetti. Anche per quanto riguarda la comunicazione così come l’interazione sono diversi i livelli di difficoltà contemplati: dalle vocalizzazioni, all’utilizzo di parole, alla formulazione di frasi fino alla conversazione.
 
Vi è una compromissione qualitativa della comunicazione in presenza di almeno uno dei seguenti sintomi:
  • Ritardo o mancanza totale dello sviluppo del linguaggio parlato (non accompagnato da un tentativo di compenso attraverso modalità alternative di comunicazione come gesti o mimica);
  • In soggetti con linguaggio adeguato, marcata compromissione della capacità di iniziare o sostenere una conversazione con altri;
  • Uso del linguaggio stereotipato e ripetitivo o linguaggio eccentrico;
  • Mancanza di giochi di simulazione vari e spontanei o di giochi di imitazione adeguati al livello di sviluppo.

Criterio A.3 - Modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati
Questo criterio fa riferimento a diversi aspetti del comportamento che si possono manifestare come restrizione di attività e interessi; presenza di rituali non funzionali, manierismi motori e interesse per parti di oggetti. La complessità di questi rituali e interessi varia notevolmente a partire da alcuni comportamenti specifici quali allineare gli oggetti secondo una disposizione specifica fino all’esecuzione di alcune routine complesse. Le modalità con cui si manifestano queste stereotipie varia nel corso dello sviluppo.
 
Si è in presenza di comportamenti, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati se si manifesta almeno uno di questi sintomi:
  • Dedizione assorbente a uno o più tipi di interessi ristretti e stereotipati anomali o per intensità o per focalizzazione;
  • Sottomissione del tutto rigida a inutili abitudini e rituali specifici;
  • Manierismi motori stereotipati e rigidi specifici (battere o torcere le mani o il capo, o complessi movimenti di tutto il corpo);
  • Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti.